Città di Carta e Tela Percorsi geografici

Pianta città di Sulmona. 1572, ristampa a colore conservata nella Biblioteca Ovidio ( Sulmona in catalogo : B/N.

Frontespizio Mercurio Geografico overo Guida geografica in tutte le parti del Mondo. TOMO PRIMO in catalogo .

Copertina Cat. Mostra “Città di Carta e Tela” Abruzzo Ultra Carte de’ Regni di Napoli e Sicilia loro Province ed Isole adiacenti. Napoli, 1734.

Città di Carta e Tela è la mostra in corso a Celano (16 dic. 2011 -26 feb. 2012) dedicata alla storia della città e non solo, attraverso l’esposizione di carte geografiche testimonianza ancora viva dell’evoluzione attraverso il territorio dello sviluppo dei popoli e della cultura. Nel mondo della geografia convergono più conoscenze depositarie e quindi strumenti fondamentali per lo studio dell’economia e commercio di un comunità, le scienze matematiche e per disegnare anche percorsi letterari e religiosi. Lo stesso catalogo dedicato alla mostra traccia un breve ma efficace sintesi della storia della cartografia dalla civiltà mesopotamica alla nascita della stampa con Gutemberg (XV secolo) alle prime espressioni di giornalismo di Lear e Cook (XVIII secolo) alle attuali esplorazioni spaziali del XXI secolo.
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Pontelandolfo tra passato e presente .

Compreso nella comunità Montana del Titerno l’attuale comune di Pontelandolfo ha origini antiche risalenti ai tempi dei proconsoli P. Cornelio e M. Bebio Tanfilo. Stabilirono, infatti, volutamente, nel 180 a.C. , un acomunità di liguri Apuani che nella zona fondarono il Villaggio di Ercole.
Il comune fu battezzato dai Benedettini con tale nome che deriva da “Pontis Ladulphi”, nel 980 d. C. Terra sismica, già dal 1064, sino al XVIII secolo è stata a seguito dei sisma, soggetta sempre a ricostruzioni espandendo sempre il proprio territorio. La sua economia è di natura agro-silvo-pastorale che ancora oggi occupa il 60% dell’attuale attività.
Durante i moti e il periodo dell’Unità d’Italia Pontelandolfo è stato protagonista di un increscioso e violento episodio che lasciamo alle pagine scritte dell’addetto dell’addetto stampa del Comune, G. Palladino.
R Di Girolamo

PONTELANDOLFO 14 AGOSTO 1861.
La prima strage impunita dell’unita’ d’italia

Più volte nei secoli colpito da sventure e da calamità naturali, che hanno messo a dura prova gli abitanti del luogo, Pontelandolfo scrive la pagina più drammatica della sua storia ultramillenaria il 14 agosto 1861, quando paga con il sangue versato di migliaia di vittime civili innocenti la tanto agognata Unità d’Italia.
Era l’anno 1861, mentre i rivolgimenti italiani preparavano al nuovo regno, una banda di briganti partigiani comandata da Cosimo Giordano giunse il 7 di agosto in Pontelandolfo annunciando il ritorno di Francesco II, depredando le case dei cittadini, che intanto erano fuggiti, ed assassinando un negoziante ed un altro pacifico cittadino. Il successivo giorno 11 per sedare i disordini fu inviato un drappello di 45 soldati del 36° di linea della città di Campobasso, capitanati dal giovane tenente Bracci. I militi attaccati dai partigiani trovarono rifugio nella torre. Provocati dai briganti ed a corto di munizioni, tentarono una sortita. Il capo brigante Angelo Pica e i suoi uomini provenienti da San Lupo intercettarono i soldati in cammino, che furono costretti a dirottare verso il vicinioro paese di Casalduni. Catturati dalla banda Pica e consegnati ai casaldunese furono da questi sommariamente processati e giustiziati in Largo Spinelle.
La notizia giunse al generale Cialdini, luogotenente nelle province meridionali con l’incarico di reprimere il brigantaggio, il quale impartì l’ordine al tenente colonnello Pier Eleonoro Negri di mettersi subito in marcia su Pontelandolfo al comando di un battaglione di 500 soldati e al maggiore Carlo Melegari di dirigersi su Casalduni alla guida di 400 militari con il preciso scopo di annientare i due paesi. Di Pontelandolfo e Casalduni – tuonò Cialdini – non rimanga pietra su pietra.
La violenta rappresaglia non tardò ad arrivare contro i due comuni.
All’alba del 14 agosto un battaglione di 500 canaglie tra bersaglieri e mercenari ungheresi comandati dal tenente colonnello Negri assalirono Pontelandolfo. La furia vendicatrice si abbatté con spietata crudeltà sul paese. Gli inermi abitanti colti nel sonno, ingiustamente accusati del crimine commesso a largo Spinelle ed altrettanto ingiustamente assimilati ai briganti partigiani della banda Giordano di stanza sulle alture, ignari di quanto fosse accaduto a Casalduni, smarriti per l’improvvisa invasione savoiarda, gli stupri e le uccisioni, tentarono la fuga fuori dall’abitato in preda al saccheggio e alle fiamme. Pochi scamparono al massacro. L’ordine perentorio del generale Enrico Cialdini: di Pontelandolfo non resti pietra su pietra! fu impietosamente eseguito. Il giorno dopo un dispaccio del colonnello Pier Eleonoro Negri annunziava laconicamente nei giornali ufficiali “ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo”. La prima strage impunita dell’Italia unita, la prima persecuzione etnica della modernità occidentale, si consumarono a Pontelandolfo in quella rovente estate del 1861. Furono fatti sanguinosi di inaudita barbarie, che determinarono l’inizio della prima guerra civile italiana e che si concluse solo alla fine del decennio con la vittoria definitiva dei piemontesi e la morte di chi non abiurava o si sottometteva al nuovo governo dei Savoia. Fu dittatura militare e censura per gli organi di informazione.
L’on.le avv. parlamentare milanese Giuseppe Ferrari, che il 1° novembre all’indomani dell’eccidio si era recato in visita a Pontelandolfo per rendersi conto personalmente di quanto le cronache del tempo raccontavano, nella sua impetuosa requisitoria che tenne nella seduta Camerale il 2 dicembre 1861 a Torino, denunciò gli orrori commessi dalle truppe piemontesi nel paese:
“Io ho dovuto intraprendere un viaggio per verificare il fatto cogli occhi miei. Ma io non potrò mai esprimere i sentimenti che mi agitarono in presenza di quella città incendiata. Mi avanzo con pochi amici, e non vedo alcuno; pochi paesani ci guardano incerti; sopravviene il sindaco; sorprendiamo qualche abitante incatenato alla sua casa rovinata dall’amore della terra, e ci inoltriamo in mezzo a vie abbandonate. À destra, a sinistra le mura erano vuote e annerite,si era dato il fuoco ai mobili ammucchiati nelle stanze terrene e la fiamma aveva divorato il tetto; dalle finestre vedevasi il cielo …”.
Il 5 gennaio del 1973 il Comune intitolava a Giuseppe Ferrari una strada del paese consegnando a futura memoria il ricordo dell’attività parlamentare svolta a favore di Pontelandolfo e la sua gente nel 1° Parlamento Subalpino, per il ristabilimento della verità storica sui fatti militari del 14 agosto 1861.
Il 14 agosto 2011, in occasione della solenni celebrazioni del 150° anniversario dell’eccidio, l’ex premier prof. Giuliano Amato, che ha presenziato alla cerimonia commemorativa su delega del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, in nome della Repubblica Italiana ha chiesto pubblicamente scusa per le vittime civili di Pontelandolfo. Finalmente “GIUSTIZIA E’ FATTA”!
Gabriele Palladino

Pontelandolfo : aspettative per il futuro. Intervista a G. Palladino di R. Di Girolamo.

S. Lupo all’interno della storia nazionale tra i percorsi delle Francigene.

 

 

 

 

 

 

Il comune di S Lupo (BN Campania) rientra nella Comunità Montana del Titerno (Vedi Tavola2) . Il borgo (Vedi Tavola 2a) ha origini antichissime, ricco di arte, bellezze naturalistiche ma soprattutto di storia locale e architettura (Vedi Tavola Tavolab) . I paesi della comunità montana del Titerno sono stati inseriti all’interno del progetto GAL Titerno* che ha avuto come obiettivo quello di rivalutare le strade della spiritualità attraverso la riscoperta delle strade Francigene, per ripercorrere le vie conosciute che da Roma, portano i pellegrini alla Terra Santa, ma tenendo conto di quelle meno note che dal Molise e dalla Campania arrivano al Basso Lazio e che partono anche dalle coste pugliesi, e poi via mare e via terra possono arrivare a Gerusalemme. Ma ancor di più il comune di S. Lupo ha un’importanza nazionale da questo paese che, ha dato i natali a Mario Colella, sono giunti C. Cafiero e E. Malatesta* fautori del libertarismo e quindi per organizzare i moti libertari del 1877, anticipando la spedizione di Garibaldi che trova comunque presenza in paese con la targa commemorativa della strada che gli è stata dedicata, nel 1802. La rivolta di San Lupo che vide come protagonisti i contadini trovarono consenso anche in Don Fortini e nei parroci degli altri comuni limitrofi che furono interessati sino a Letino (CE).
Il borgo soddisfa anche le curiosità degli antropologi in quanto il posto tra miti e leggende lo si vuole legato ai tiri misterici delle scomparse janare .

* Il 29 giugno 2011 sono stati coinvolti nel pellegrinaggio dalla diocesi di Cerreto sannita e con la collaborazione della Provincia i comuni di : Cerreto S., Guardia S., Castelvenere, San Lorenzo
* Con il libertarismo nasceranno anche i primi gruppi che penseranno e organizzeranno di fatto all’estero, con la partecipazione alle assemblee anche di italiani, le associazione internazionale dei lavoratori.
R Di Girolamo

Ugo Mattei e il Manifesto dei Beni comuni.

Il volume “Beni comuni : un manifesto” di Ugo Mattei (edito Laterza) è stato presentato dallo stesso autore in compagnia di A. Lucarelli (giurista e Assessore ai beni comuni, comune di Napoli)e P. Rinaldi (consigliere del Comune di Napoli) presso l’ Antisala dei Baroni del Maschio Angioino a Napoli.

I motivi che hanno portato il Prof. Mattei a scrivere questo libro è stata la coscienza da parte di chi esercita questa speculazione : le multinazionali, nel rispetto della inconsapevolezza delle comunità e società occidentali – e non, che sono vittime di questo sopruso. Adesso dunque tutti. Una storia che trova origini passate nel neoliberalismo americano allora appena percepito ma poi senza assimilato sempre più lentamente nella nostra quotidianità ma adesso al collasso come tutto il nostro sistema economico. La natura del comune dal Common sense del 1776 alla condizione che lo vedo snaturalizzato dal contesto giuridico di questi anni politici. A quest’argomento il primo del volume di Mattei, A. Lucarelli sottolinea col suo intervento l’abuso della strumentalizzazione politica verso la Costituzione italiana , un uso non rispettoso della storia e degli sforzi che le stanno alla base e che hanno portato alla sua nascita.
Altro argomento fondamentale del saggio è l’ utilizzo distorto nel significato della Carta per cui il termine comune è un funambulo tra la proprietà privata e lo Stato Sovrano. Né consegue per Lucarelli che non è possibile accettare il centralismo democratico. La comprensione del comune all’interno del mondo della comunicazione e del fenomeno della rete e di internet come mezzo per sconfessare il monopolio culturale facendo riaffiorare il senso più profondo del comune. Il comune nell’ambito della comunicazione istituzionale e giuridica è stata infatti la traccia seguita dal giovane consigliere Rinaldi. Prendendo anche spunto dalla lettera di De Marco, Rinaldi ha ricordato la funzione del plebiscito referendario con strumento e non mezzo per indebolire l’uso distorto che si fa del termine di sovranità.
Il nostro manifesto sui beni comuni si chiude ma allo stesso tempo si apre citando l’art. 43 della cost. “comunità di utenti e di lavoratori” invitando al reale uso di quest’articolo.
R Di Girolamo.

“La società del Riciclo”.


Post by
R. Di Girolamo

Nei giorni 26 e 27 ottobre di quest’anno, è stata organizzata per la prima volta a Genova la Conferenza Internazionale “La società del Riciclo” dedicata, dunque, all’ambiente.
Studiosi europei e italiani esperti in materia si sono confrontati sull’argomento vagliando la situazione attuale e presentando prospettive future secondo quanto deciso dalla Comunità Europea in ambito ambientale.

Nel pomeriggio del 25 sono stati presentati i rapporti per gli anni 2008 -2009 elaborati per l’Osservatorio Nazionale dei Rifiuti da IRISistema che vede tra i componenti F. Clementi ANCI E ONR . Questo Workshop si è rivolto agli addetti ai servizi e quindi a pubblico amministrativo: Analisi del sistema Italiano di gestione –smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani sebbene nel pomeriggio dello stesso giorno l’incontro era aperto alla cittadinanza: Riciclo dei rifiuti le regole per la buona gestione della “Rumenta”.
“La società del Riciclo”, perché mai come adesso è richiesta e si sollecita la partecipazione di tutti gli organi istituzionali ma soprattutto l’impegno dei cittadini per quanto le comunità possano essere stanchi di dover compensare gli errori e i vuoti non colmati da giovani o antiche amministrazioni . Questo anche per il cambiamento repentino e continuo al quale ci esorta la Comunità Europea. La nostra Nazione è stata la prima ad aver recepito leggi quadro, regole e buone pratiche ma non basta il cammino è ancora lento
Il significato dell’incontro sviscerato poi dagli esempi per il riciclo e la raccolta differenziata che ci sono stati proposti dagli esponenti presenti alla Conferenza e provenienti della Spagna, Grecia, Romania, Belgio, Danimarca ci invitano ad agire bene e poco cosa ribadita anche dagli amministratori del Comune di Genova, in quanto in prima persona si sono trovati a dover ripulire e ristabilire un ordine in una metropoli cosa, difatti, non facile.
La nuova gerarchia delle regole dettate dalla Comunità Europea prevede il riuso e il riciclo la differenziata è stata,già, presa in considerazione come fase precedenti per la salvaguardia del patrimonio ambientale del nostro paese. In questo sta la differenza tra l’Italia e gli altri europei non solo per la scelta di come riciclare e smaltire – scelta adesso più che mai importante – nella maniera meno impattante possibile quanto il riuso la pratica del RIUSO è la prima norma scelta dalla Comunità Europea per la produzione di plastica e materiali elettronici che sono consumati. Infine, anche per lo spreco di acqua e cibo.

praticata dai paesi occidentali.
La discarica non è nell’immediato per quanto legittimo la scelta migliore così come l’inceneritore è poiché per entrambi questi sistemi la differenziata non è operata in maniera corretta a tutto questo si aggiungono le discariche non a norma e i problemi dettati dalle ecomafie. La discarica è solo uno strumento non l’obiettivo al quale tendere.
In sintesi le nuove regole comunitarie :
– Strategia tematica (in fase di valutazione).
– Programma di azione ambientale .
– Recupero materiale (Poco riciclaggio si perde l’azione nel tempo . Meno consumo. Più riuso).
– Innovazione e comunicazione.
La differenziata ad esempio non è ancora operata in maniera corretta in quanto sono richieste maggiori e accurate differenze tra i materiali di riciclo a dirla in modo semplice ad esempio per il vetro c’è bisogno che sia separato anche per colore. Ma tutto ciò quanto costa In termini di prezzo il problema anche occupazionale potrebbe essere risolto col porta a porta che costa di più all’amministrazione ma di meno ai cittadini in termini di salute e qualità della vita.
I costi che gravano sui cittadini dipendono dal sistema italiano che vede un disaccordo tra la tassa TIA e TARSU; disaccordi sono presenti anche sul piano legislativo e dipendono dalla distanza presente in Italia tra il Ministero e le Regioni e scendendo nella scala tra le regioni e le province ed ancora tra le province e i comuni, ed ancora tra Province e Regioni ovvero tra chi delle due deve impegnarsi in questo settore.
Ma i costi verso il cittadino potrebbero essere risolti anche con una convezione o accordo con i rappresentanti di categoria degli agricoltori in quanto dapprima i piccoli proprietari che hanno piccoli appezzamenti di terra potrebbero accettare l’organico per il compostaggio dopo aver seguito corsi preposti a tale azione.
Molte voci insomma e nessun consenso tra loro a queste quelle aspre quelle degli organi di controllo che lavorano incessantemente ma senza alcuna soddisfazione per questi motivi nei risultati ottenuti anzi talvolta fraintesi .
A questo aggiungo che una realtà cosà delicata come quella ambientale non può non tener conto anche della Legislazione in materia dei “Beni Culturali” , non a caso anche e “Paesaggistici” per la quale si tace, in quanto in Italia è già complicata e copiosa quella ambientale.
L’esempio proposto dal Comune di Genova, non a caso è stato indirizzato non solo ai rifiuti ma si è rivolto anche alla rivalutazione dei beni storico artistici non solo di Via Garibaldi sede di Palazzi Storici ma disseminati in diversi quartieri, definiti Patrimonio dell’UNESCO.
La suggestione più forte viene rispetto alla città di Napoli considerata in toto sito di interesse di Patrimonio UNESCO. Città per la quale, laddove, si mantenesse una coerenza in tutte queste azioni e i superamenti dei disaccordi di natura politica e burocratica sono stati previsti i risanamento totale a medio termine ovvero di quattro anni.