L’educazione ambientale in Italia.

post by rosaria di girolamo

Ancora solo modello percettivo all’ombra della green economy.

Il termine di educazione ambientale è stato introdotto in Italia alla fine degli anni ‘6o . L’educazione ambientale è diventata strumento dell’ ‘Agenda 21’, nel 1992 (Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro). Tuttavia sempre più numerosi sono i programmi spontaneamente applicati dai comitati cittadini rivolti alla differenziata e alle pratiche del riciclo. Qual è, oggi, il senso del concetto di sostenibilità fissato nelle Carte di Fiuggi e Salonicco, del 1997.

Non ci resta che difendere questo concetto. Nel settore del riciclo dei rifiuti la maggior parte delle Regioni italiane (Piemonte, Toscana, Lazio, Marche, Puglia) e delle province (Asti, Torino, Trento, Bolzano, Cremona, Mantova, Bergamo, Ferrara, Firenze, l’ATO2 di Lucca,Roma) hanno utilizzato un metodo volontario e di negozio giuridico o campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini, in altri casi convenzioni di natura fiscale ed economica con enti preposti al servizio di smaltimento e presenti sul territorio.
Ma l’educazione delle comunità rivolta al rispetto e alla conservazione del proprio territorio avviene attraverso programmi specifici talvolta adottati dalle istituzioni scolastiche. Oggi è sempre più difficile reperire le risorse economiche per esercitare l’educazione ambientale nella scuola e al di fuori del corricolo.
Diventa, dunque, forte l’esigenza di comprendere la reale esigenza di testimoniare la presenza di appartenenza di una comunità per proteggere il proprio habitat.
Nel Lazio, si adotta il progetto GENS, ideato nel 2001, dall’Agenzia Regionale Parchi utilizzando un protocollo di intesa con l’Ufficio Regionale Scolastico.
Nel 2003, GENS ha coinvolto l’Università degli Studi La Sapienza trovando la sua corretta applicazione nell’interessante ricerca di indagine psicologico ambientale rivolta ai genitori degli allievi provenienti da diverse scuole elementari. Obiettivo finale è la formazione delle piccole guide – come dai programmi inter-governativi MAB-UNESCO – che si raggiunge senza non aver stabilito un reale rapporto di reciproca fiducia tra le comunità locali e il territorio previsto dalle direttive della VII Conferenza delle Parti di Kuala Lampur (2004) .
Altro ambito nel quale l’educazione ambientale ancora trova espressione sono le reti networking, INFEA spesso affiancati dai centri L.E.A. o C.R.E.I.A. che a partire dal 2002 non hanno più trovato forme di finanziamento. L’obiettivo della rete INFEA è stato quello di sopperire alla mancanza di richiami fondativi di riferimento all’interno della riforma scolastica della Moratti che ricondusse la disciplina nell’educazione alla convivenza ‘civica’.
Bibliografia.
AA.VV.Osservatorio nazionale dei rifiuti. Programma e rapporto dell’osservatorio.IRISistema Pulsar;2008-2009. Ibidem P.Montanari, V.Cipriano
AA.VV. Programma GENS-Progetto Piccole Guide. L’Educazione ambientale nelle aree protette del Lazio. Un’indagine psicologico ambientale. “Valutazione e monitoraggio di interventi per la promozione della sensibilizzazione e dell’impegno ambientale”. 2003-2004
IDEE. Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili. Programma GENS-Progetto Piccole Guide. Parchi e riserve Naturali. Regione Lazio.
AA.VV. Quaderni INFEA Emilia Romagna3. I saperi e i fondamenti. Nuovi educatori ambientali/1.Il concorso dei saperi al Master in Educazione Ambientale Regione Emilia. 2005.

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