Il blu di Piero della Francesca.Bene comune e forma imprenditoriale.

post by rosaria di girolamo

All’interno del sistema turistico locale “Urbino e il Montefeltro” nel piccolissimo ma antichissimo e incontaminato Borgo Pace, poco distante da Borgo S. Sepolcro, terra di Piero della Francesca (Lamoli) è possibile visitare il Museo dei colori Naturali “Delio Bischi”.

La realtà voluta dall’Abbazia di S. Michele é presente all’interno dell’Oasi di S. Benedetto per arricchire l’offerta residenziale e gastronomica del territorio con una forma di turismo interessato e curioso. Qui, si conserva il Museo dove opera un piccolo centro Sperimentale che studia i colori e i pigmenti naturali.
La ricerca di studio si rivolge all’Isatis tinctoria – il Guado – pianta diffusa spontaneamente nelle terre marchigiane dei Montefeltro: dalla Massa Trabaria ai Monti Nerone e Catria. Era nota dai tempi di Plinio e commercializzata per tingere di azzurro i tessuti dal medioevo al XVII, esportandola in Toscana, Venezia, Spagna e Dalmazia.
Il Guado era utilizzato per l’estrazione del blu utilizzato da Piero della Francesca, per tingere i velluti rinascimentali e ricavare il pastello degli arazzi di Gobelián. Per produrre cosmetici rinforzanti, le tele e carte da disegno, che trovarono nei loro committenti artisti come Polidoro da Caravaggio e Federico Barocci.
Il blocco della sua produzione industriale risale al XVII sec., quando fu introdotto, in Europa, dai paesi tropicali il commercio dell’Indaco (Indigofera tinctoria). Con esso fu iniziato, infatti, un metodo chimico – sebbene naturale – basato su acqua e calce che solidificando in pochi giorni di posa il colorante, né permetteva la produzione immediata senza l’attesa dei tempi di lavoro della macinatura e mantenendo il vantaggio di un prezzo di produzione basso. Il blocco continentale inglese,del 1810, permise il ripristino della cultura del Guado e il recupero di semi di buona qualità.
Nel XIX, la definitiva chiusura dei mulini e la dispersione delle macine in pietra scolpita interessò negli anni ‘70 e ‘80 lo studio di Delio Bischi che incominciò il recupero e la catalogazione di queste macine distribuite nel territorio dei Montefeltro proprio in appezzamenti che non erano impiegati per la coltivazione del grano né di oliveti, pertanto utilizzate dalle antiche comunità per macinare le foglie della pianta.
Attualmente presso l’Oasi di S. Benedetto è possibile seguire corsi organizzati dall’omonima cooperativa per la preparazione alla tintura naturale per tessuti e filati, per la pittura murale e sul legno. Le estrazioni da piante officinali sono state allargate al Cartamo, Robbia, Tagete Reseda, Ortica per la preparazione di nuovi pigmenti coloranti cercando di soddisfare un piccolo indotto industriale che si rivolge al tessile. L’oasi è anche sede di produzione di cosmetici naturali; sede per turismo scolastico; centro di accoglienza per passeggiate e escursioni scolastiche e di educazione ambientale.
Bibliografia.
Appunti e materiale offerto dalla Coop. Oasi di S. Benedetto durante il Corso&Stage: erbe colori e tinture, anno 2008 da me seguito.

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