I linguaggi della sostenibilità.

I linguaggi della sostenibilità. Nuove forme di dialogo nel museo scientifico
by r. di girolamo.

L’ebook inserito nella raccolta di pubblicazioni curati dall’ANMS Ass Naz Musei Scientifici gioca sull’interdisciplinarietà dei contributi degli studiosi che si cimentano anche in esperienze didattiche diverse dalla loro preparazione e che nel 2011 hanno dato esito ad un workshop in materia di sostenibilità e il suo approccio alla didattica museale.
Tra gli autori : Martin Dodman (Relazioni fra l’essere e il fare del e col linguaggio); Sista Bramini (Il teatro per un sentire e un conoscere sostenibili); Alice Benessia (Arte e scienza dell’immagine: le ragioni di un dialogo per il nostro presente); Cristina Da Milano ( Musei e sostenibilità: il ruolo del testo scritto).
L’inserto di C. Da Milano è quello più interessante per la praticità dei consigli dettati dall’esperienza per chi si trovasse a dover organizzare il materiale per una mostra o un’esposizione permanente.

il malinteso dell’ossimoro.

PER-UN-ABBONDANZA-FRUGALE
by rosaria di girolamo.
Per un’abbondanza frugale. Malintesi e controversie sulla di S. Latouche raccoglie una serie di saggi in cui il docente (Emerito) spiega come col termine decrescita non s’intenda la negazione della crescita. O peggio l’ancora attuale situazione collassata di “crescita senza crescita”. Queste precisazioni sono mosse a sfavore dell’economia capitalistica e verso quella ecologica. La rivalutazione delle teorie scientifiche che furono espresse dall’ucraino S. Podolinskij che non trovarono seguito nelle teorie di Engels che non comprese la modernità di quella prima ricerca scientifica.
1. La decrescita è un progetto di sinistra ed è nemica del capitalismo e della speculazione capitalistica.

È il primo assioma della teoria della decrescita da espresso senza alcuna ipocrisia ma il Prof. non dimentica di citare anche l’esistenza di teorie di un antiutilitarismo e un anticapitalismo di destra ovvero di una critica di destra della modernità di H. Arendt e di C. Castoriadis. Ciò non significa infatti che le due strade possano incontrarsi.

Il secondo asserto :

2. L’ambizioso obiettivo della teoria della decrescita sta nel superamento della falsa modernità del capitalismo.

Questo può avvenire attraverso un fase di trasformazione detta “Transizione” che già viviamo che spinge ad una riqualificazione del sistema produttivo nei prodotti e metodi; e non come alcuni pensano che decrescita sia sinonimo di disoccupazione e tecnofobismo. Un esempio attuale dell’impossibilità di attendere che il processo transizione abbia il suo compimento è offerto dal caso dell’ILVA.
In questo caso specifico in quanto gravissimo si sono presi prendere provvedimenti pesanti e di natura legale
Un esempio di cosa s’intenda per riconversione è definito, nel suo articolo da S. D’Albergo : “Il riferimento agli art. 41 e 43 della Cost. è mistificante e provocatorio: essi possono essere invocati non certo a difesa della proprietà privata ma per trasferirla alla collettività e gestire la produzione dell’acciaio a fini di utilità generale”.

S. Latouche. Per un’abbondanza frugale.Malintesi e controversie sulla decrescita. Bollati Bolinghieri.2011.
S D’Albergo L’Ilva tra disastro ambientale e conflitto di potere in MARXventuno; pp. 24-27 n.1 2013 Anno XXI
Sempre sull’ILVA. G. Girardi. Questione ambientale è questione democratica. Ibidem
F. Dubla . Il lavoro come riscatto e non come ricatto. ivi
S. Fanuli. All’ILVA si può lavorare per vivere, op.cit

L’educazione ambientale in Italia.

post by rosaria di girolamo

Ancora solo modello percettivo all’ombra della green economy.

Il termine di educazione ambientale è stato introdotto in Italia alla fine degli anni ‘6o . L’educazione ambientale è diventata strumento dell’ ‘Agenda 21’, nel 1992 (Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro). Tuttavia sempre più numerosi sono i programmi spontaneamente applicati dai comitati cittadini rivolti alla differenziata e alle pratiche del riciclo. Qual è, oggi, il senso del concetto di sostenibilità fissato nelle Carte di Fiuggi e Salonicco, del 1997.

Non ci resta che difendere questo concetto. Nel settore del riciclo dei rifiuti la maggior parte delle Regioni italiane (Piemonte, Toscana, Lazio, Marche, Puglia) e delle province (Asti, Torino, Trento, Bolzano, Cremona, Mantova, Bergamo, Ferrara, Firenze, l’ATO2 di Lucca,Roma) hanno utilizzato un metodo volontario e di negozio giuridico o campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini, in altri casi convenzioni di natura fiscale ed economica con enti preposti al servizio di smaltimento e presenti sul territorio.
Ma l’educazione delle comunità rivolta al rispetto e alla conservazione del proprio territorio avviene attraverso programmi specifici talvolta adottati dalle istituzioni scolastiche. Oggi è sempre più difficile reperire le risorse economiche per esercitare l’educazione ambientale nella scuola e al di fuori del corricolo.
Diventa, dunque, forte l’esigenza di comprendere la reale esigenza di testimoniare la presenza di appartenenza di una comunità per proteggere il proprio habitat.
Nel Lazio, si adotta il progetto GENS, ideato nel 2001, dall’Agenzia Regionale Parchi utilizzando un protocollo di intesa con l’Ufficio Regionale Scolastico.
Nel 2003, GENS ha coinvolto l’Università degli Studi La Sapienza trovando la sua corretta applicazione nell’interessante ricerca di indagine psicologico ambientale rivolta ai genitori degli allievi provenienti da diverse scuole elementari. Obiettivo finale è la formazione delle piccole guide – come dai programmi inter-governativi MAB-UNESCO – che si raggiunge senza non aver stabilito un reale rapporto di reciproca fiducia tra le comunità locali e il territorio previsto dalle direttive della VII Conferenza delle Parti di Kuala Lampur (2004) .
Altro ambito nel quale l’educazione ambientale ancora trova espressione sono le reti networking, INFEA spesso affiancati dai centri L.E.A. o C.R.E.I.A. che a partire dal 2002 non hanno più trovato forme di finanziamento. L’obiettivo della rete INFEA è stato quello di sopperire alla mancanza di richiami fondativi di riferimento all’interno della riforma scolastica della Moratti che ricondusse la disciplina nell’educazione alla convivenza ‘civica’.
Bibliografia.
AA.VV.Osservatorio nazionale dei rifiuti. Programma e rapporto dell’osservatorio.IRISistema Pulsar;2008-2009. Ibidem P.Montanari, V.Cipriano
AA.VV. Programma GENS-Progetto Piccole Guide. L’Educazione ambientale nelle aree protette del Lazio. Un’indagine psicologico ambientale. “Valutazione e monitoraggio di interventi per la promozione della sensibilizzazione e dell’impegno ambientale”. 2003-2004
IDEE. Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili. Programma GENS-Progetto Piccole Guide. Parchi e riserve Naturali. Regione Lazio.
AA.VV. Quaderni INFEA Emilia Romagna3. I saperi e i fondamenti. Nuovi educatori ambientali/1.Il concorso dei saperi al Master in Educazione Ambientale Regione Emilia. 2005.

Il blu di Piero della Francesca.Bene comune e forma imprenditoriale.

post by rosaria di girolamo

All’interno del sistema turistico locale “Urbino e il Montefeltro” nel piccolissimo ma antichissimo e incontaminato Borgo Pace, poco distante da Borgo S. Sepolcro, terra di Piero della Francesca (Lamoli) è possibile visitare il Museo dei colori Naturali “Delio Bischi”.

La realtà voluta dall’Abbazia di S. Michele é presente all’interno dell’Oasi di S. Benedetto per arricchire l’offerta residenziale e gastronomica del territorio con una forma di turismo interessato e curioso. Qui, si conserva il Museo dove opera un piccolo centro Sperimentale che studia i colori e i pigmenti naturali.
La ricerca di studio si rivolge all’Isatis tinctoria – il Guado – pianta diffusa spontaneamente nelle terre marchigiane dei Montefeltro: dalla Massa Trabaria ai Monti Nerone e Catria. Era nota dai tempi di Plinio e commercializzata per tingere di azzurro i tessuti dal medioevo al XVII, esportandola in Toscana, Venezia, Spagna e Dalmazia.
Il Guado era utilizzato per l’estrazione del blu utilizzato da Piero della Francesca, per tingere i velluti rinascimentali e ricavare il pastello degli arazzi di Gobelián. Per produrre cosmetici rinforzanti, le tele e carte da disegno, che trovarono nei loro committenti artisti come Polidoro da Caravaggio e Federico Barocci.
Il blocco della sua produzione industriale risale al XVII sec., quando fu introdotto, in Europa, dai paesi tropicali il commercio dell’Indaco (Indigofera tinctoria). Con esso fu iniziato, infatti, un metodo chimico – sebbene naturale – basato su acqua e calce che solidificando in pochi giorni di posa il colorante, né permetteva la produzione immediata senza l’attesa dei tempi di lavoro della macinatura e mantenendo il vantaggio di un prezzo di produzione basso. Il blocco continentale inglese,del 1810, permise il ripristino della cultura del Guado e il recupero di semi di buona qualità.
Nel XIX, la definitiva chiusura dei mulini e la dispersione delle macine in pietra scolpita interessò negli anni ‘70 e ‘80 lo studio di Delio Bischi che incominciò il recupero e la catalogazione di queste macine distribuite nel territorio dei Montefeltro proprio in appezzamenti che non erano impiegati per la coltivazione del grano né di oliveti, pertanto utilizzate dalle antiche comunità per macinare le foglie della pianta.
Attualmente presso l’Oasi di S. Benedetto è possibile seguire corsi organizzati dall’omonima cooperativa per la preparazione alla tintura naturale per tessuti e filati, per la pittura murale e sul legno. Le estrazioni da piante officinali sono state allargate al Cartamo, Robbia, Tagete Reseda, Ortica per la preparazione di nuovi pigmenti coloranti cercando di soddisfare un piccolo indotto industriale che si rivolge al tessile. L’oasi è anche sede di produzione di cosmetici naturali; sede per turismo scolastico; centro di accoglienza per passeggiate e escursioni scolastiche e di educazione ambientale.
Bibliografia.
Appunti e materiale offerto dalla Coop. Oasi di S. Benedetto durante il Corso&Stage: erbe colori e tinture, anno 2008 da me seguito.

L’ambiente entra nell’età di mezzo La 40ma Giornata mondiale

L’ambiente entra nell’età di mezzo La 40ma Giornata mondiale A pochi giorni dalla conferenza Rio+20 sullo sviluppo sostenibile

MILANO – È un po’ l’introduzione a Rio+20 la 40ma Giornata mondiale dell’ambiente. A quindici giorni dall’inizio della conferenza brasiliana (20-22 giugno) sui temi dello sviluppo sostenibile, il 5 giugno la Giornata mondiale dell’ambiente (Wed2012) sembra una data scelta apposta per anticiparne la discussione, a vent’anni dal grande meeting in cui la green economy e i temi ambientali vennero per la prima volta posti all’attenzione della comunità internazionale e non più discussi in una ristretta cerchia di «carbonari».

“L’Europa a Rio tra speranze e dubbi ma la Green economy è contro la crisi”

"L'Europa a Rio tra speranze e dubbi ma la Green economy è contro la crisi"

“A pochi giorni dall’inizio della conferenza dell’Onu sulla sviluppo sostenibile a Rio De Janeiro, il commissario Ue all’Ambiente, lo sloveno Janez Potocnik, ostenta comunque ottimismo. “Gli obiettivi? Energia, acqua, terra coltivabile, ecosistemi, tutela degli oceani ed efficienza nell’utilizzo delle risorse”….
dal nostro inviato VALERIO GUALERZI